L’amante giapponese – Isabel Allende

Io e la mia amicadilibri Concetta (unoscaffalepienodilibri) abbiamo deciso di leggere insieme questo libro per poterne fare una recensione un po’ diversa dal solito: ecco allora le domande e le risposte che il libro ci ha suscitato!

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1. Come ti sei approcciata al libro? Cosa ti aspettavi? E cosa hai invece trovato?

C: Ad essere sincera sono stata mossa dalla curiosità, nel senso che ho letto diversi pareri, passando da quelli positivi a quelli negativi, dove il libro veniva completamente bocciato. Però nonostante ciò non mi sono fatta prendere da pregiudizi o preconcetti, sono stata mossa dalla curiosità perché anch’io volevo farmi un’idea su questo libro. Alla fine però credo che faccio parte di quel gruppo che reputa questo libro una buona lettura, rilassante, affascinante, e perfetta per una lettura estiva, perché non devi stare lì a capire, gli eventi scorrono da soli, e tu puoi solo perderti tra la storia narrata.

V: Non avevo mai letto nulla della Allende, ero molto curiosa di scoprirne lo stile e il modo di raccontare, e fin dall’inizio mi sono sentita sollevata: avevo trovato qualcosa che mi piaceva leggere. A parte questo, dal libro mi aspettavo una storia d’amore, come si intuisce già dal titolo, ma non avevo riletto nemmeno la quarta di copertina (non mi piace auto-spoilerami niente, a volte nemmeno il tema del libro!). Sono rimasta sorpresa quando la storia, che all’inizio sembrava incentrata sul personaggio di Irina, poi ha così piacevolmente coinvolto anche il personaggio di Alma.

2. Dalla storia emergono molti temi importanti, come la segregazione, la pedopornografia, la malattia… in che modo hanno influito nel racconto? Sono stati “d’impaccio” rendendo la lettura più pesante o invece l’hanno resa più concitata e interessante?

C: I temi trattati sicuramente mi hanno aiutata a comprendere di più sia il contesto che la psicologia dei personaggi. Credo che se non ci fosse stata questa attenzione da parte dell’autrice non sarei riuscita a comprendere in pieno i comportamenti dei personaggi, il loro affrontare determinate situazioni e le loro reazioni. Soprattutto nel caso di Irina, se non ci fosse stata una zona del libro dedicata al suo passato, non mi sarei mai spiegata il motivo per la quale in determinate circostante avesse quel determinato comportamento, potevo sì immaginarlo, ma non avrei mai avuto la piena consapevolezza. Come anche il personaggio di Alma o di Ichimei, senza una basta storica della loro vita non avrei capito.

V: Solitamente evito i libri che inseriscono temi troppo pesanti nella trama, perché li trovo spesso forzati e pesanti. Un buon libro, secondo me, deve raccontare una storia, e non deve essere manifesto di un tema. Ma nell’amante giapponese tutto si amalgama bene, ogni problematica affrontata è ben calata nelle vite dei personaggi, fa parte di loro senza troppa insistenza, in modo naturale. Man mano che la lettura proseguiva rimanevo un po’ stupita dalla quantità di problemi e tragedie affrontate dai personaggi, che forse in altri casi mi avrebbero dato fastidio. Ma tutto si incastra in maniera fluida, il personale e la Storia con la S maiuscola, il quotidiano e i grandi drammi, le esperienze singole e le criticità che investono tutta un’epoca e tutta una società.

3. Si può dire che dalla lettura emergano bellissimi ritratti dei personaggi, tramite le loro storie individuali e i loro incontro. Quale ti ha affascinato di più?

C: Premetto che tutti i personaggi trattati nel libro mi son piaciuti parecchio, ma se dovessi scegliere allora direi sicuramente Ichimei. La sua dedizione alla famiglia e la sua sensibilità mi hanno colpita parecchio. Sensibilità intesa sia nei confronti della sua famiglia, appunto per non recargli un dolore sposando o semplicemente confessando l’amore che provava per Alma, e sensibilità intesa appunto nei confronti di quest’ultima, garantendogli sempre la sua presenza, anche se per un periodo furono costretti a star lontani per via della Seconda guerra mondiale, stando sempre attento a non ferirla. Di questo personaggio mi è anche piaciuto la spiritualità che trapelava, quell’assennatezza, quel rispetto, quella dedizione, quell’ubbidienza nei confronti del padre e della madre, quell’essere fedele alla promessa fatta al padre; quella passione nel prendersi cura delle piante e quindi della natura.

V: Una delle più grandi bellezze di questo libro risiede nella capacità di delineare personalità diversissime, ma estremamente reali, nitide, nel loro psicologismo e nella loro complessità, senza che però si cada in un’ostentata ricerca dell’interiorità. Conosciamo i personaggi piano piano, mano mano che si svelano nella storia presente e nella loro storia passata, nei loro incontri con gli altri e nelle difficoltà che devono affrontare. I più interessati, secondo me, sono i personaggi che diventano anziani, perché li possiamo conoscere veramente in una gamma di esperienze e di aspetti che i personaggi giovani devono ancora vivere appieno. Nathaniel Belasco e Takao Fukuda sono due uomini diversi, di generazioni diverse, e con storie diverse, ma che possono insegnare moltissimo, per il loro spirito, ma scegliere un preferito diventa davvero difficile!

4. Parliamo di emozioni: cosa hai provato nel leggere il libro? Come sono cambiate le tue emozioni nel corso della lettura?

C: È stata una lettura rilassante. La sensazione che non mi ha mai lasciato è stata la curiosità, quella voglia di sapere come andava a finire e che risvolti avrebbe mai preso questa “storia” tra Alma ed Ichimei. Ho letto di alcuni che hanno paragonato il romanzo ad un romanzo Harmony, ma non penso che sia un giusto paragone, anche perché se fosse realmente così non sarei nemmeno arrivata alla fine del libro, perché i libri rosa non fanno per me. È vero c’è una storia d’amore, ma ci sono anche altre caratteristiche che lo spingono in un’altra direzione. Il mio approccio al libro è stato tale e quale fin dall’inizio, di curiosità come ho detto prima.

V: Di emozioni forti non ne ho provate, probabilmente mi aspettavo di commuovermi di più, soprattutto per la storia d’amore. Non la vedo come una cosa negativa, perché il libro mi è comunque piaciuto: l’ho trovato divertente e ironico in alcune parti, più intenso e tragico in altre. Più che emozionarmi, mi ha incuriosita: ma sicuramente mi ha anche ispirato molta tenerezza e sincera ammirazione.

5. Cosa ti rimarrà dentro di questo libro? Ovvero cosa ti ha insegnato, o cosa ti ricorderai di più?

C: Una volta concluso il libro, mi sono detta: “cavoli un po’ di coraggio in più però non guastava” e con questo mi riferisco ad Alma ed Ichimei. Se fossero stati più coraggiosi, magari non c’era bisogno di aspettare sempre il momento giusto, o di vivere il loro amore nascondendosi dietro la figura di un’altra persona. Ma di tutto questo sicuramente ricorderò la figura di Heideko, la madre di Ichimei. La sua forza nell’affrontare i momenti più duri e pesanti durante la Seconda guerra mondiale, è stato strabiliante. Fin dal primo giorno in cui vengono evacuati e portati a Topaz, prende subito le redini della situazione, cercando di affiancarsi attorno a sé una cernita di persone per, quanto meno, vivere quegli anni della guerra nella maniera più dignitosa possibile. La forza delle donne non ha eguali!! D’altra parte mi porterò dentro oltre al personaggio di Alma e Irina, anche altre due figure, ovvero il Francese, che mi ha fatto ridere davvero tanto, un vecchietto veramente top, e Seth, nipote di Alma, che non perderà mai la determinazione!!

V: Il mio sguardo è sempre attento a catturare insegnamenti per la scrittura: ho ammirato soprattutto l’abilità di intrecciare passato e presente, sfondo storico e storie personali, personaggi diversi tra loro. La storia si narra quasi da sé, non c’è meccanicità, è una lettura piacevole ma anche avvincente, mai esagerata nei modi e nei patetismi.

6. Visto che l’occhio vuole la sua parte, hai acquistato il libro per la sua copertina, o sei stata spinta dalla curiosità di leggerlo?

C: Sicuramente la copertina non mi è stata indifferente, infatti spesso compro i libri per la loro copertine (e dovrei anche smetterla) ma stavolta oltre alla copertina ero davvero curiosa della storia che aveva da raccontare.

V: Solitamente non amo le copertine con le fotografie, ma questa copertina è abbastanza particolare, i colori mi piacevano moltissimo. Il motivo per cui l’ho scelto però è stato il titolo e l’autrice.

7. Come hai trovato lo stile di scrittura della Allende?

C: Devo dire che lo stile della Allende non mi è dispiaciuto per niente. Ha uno stile abbastanza scorrevole, la storia scorre in maniera limpida e chiara, non mi è mai capitata di fermarmi e di tornare indietro per chiarirmi un concetto o un passaggio. La struttura del libro la trovo ottima, soprattutto quando i capitoli sono destinati al singolo personaggio per capirne la psicologia, i suoi comportamenti, i loro pensieri, i loro sentimenti.

V: Cosa penso dello stile è emerso dalle mie risposte precedenti: l’ho apprezzato molto, mi è piaciuto nella sua linearità, nella sua capacità di coinvolgere senza risultare “annodato”.

8. È la prima volta che leggi un suo libro, o già conoscevi l’autrice?

C: Sì, è la prima volta che mi approccio a questa autrice, e credo che leggerò altro di suo come “La casa degli spiriti”, “Il quaderno di Maya” e “L’isola sotto il mare”, ne ho sentito parlare parecchio bene, e quindi prima o poi li leggerò!! In ogni caso consiglio a tutti questa lettura, adatta a chiunque abbia voglia di una lettura leggera, ottima anche per esser letta sotto l’ombrellone.

V: Non avevo mai letto nulla della Allende, e mi sono convinta a leggere “La casa degli spiriti”, che dicono sia il suo capolavoro. Sono curiosa di scoprire che storia nasconde!

 

Author: Viola

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