Caduto fuori dal tempo – David Grossman

“È solo che il cuore mi si spezza, tesoro mio, al pensiero che io… che abbia potuto… trovare per tutto questo parole”

Un libro meraviglioso, profondo e toccante. La vita dell’uomo si intreccia alla vita dello scrittore di fronte al dolore.  E le parole sono un sottile spiraglio di salvezza, un sottile spiraglio di comprensione. Una salvezza e una comprensione che per un vuoto così grande forse non arriveranno mai. Le parole scorrono rapide e taglienti e durante la lettura ti accorgi di piangere e di non riuscire a capire come sia possibile che tutto questo accada. Anche tu, come i personaggi del libro, non riesci a rassegnarti al loro dolore. Perché in fondo non c’è storia più vera della morte, e i personaggi sembrano così poco personaggi e così tanto umani che non puoi non piangere con loro. “Ogni uomo è un’isola che  nessun’altro può conoscere da dentro” è l’immagine malinconica che rimane impressa nell’animo. Nell’animo di tutti noi, tutti noi isole di dolore.

David Grossman aveva già scritto A un cerbiatto somiglia il mio amore: la storia dell’ansia e dalla paura di veder morire il proprio figlio in guerra. Caduto fuori dal tempo ne è il tragico continuo. Voleva scrivere in prosa: ma le parole uscivano staccate, una sotto l’altra, in una forma più simile alla poesia. Forse perché la poesia è più simile al silenzio, è più simile alla morte, alla verità. Un poemetto, una storia di tante voci, tanti personaggi, e nessun protagonista. Una nuova Terra desolata in cui il filo conduttore però è uno: il dolore per la morte di un figlio. Non esiste un unico io: siamo di fronte a una molteplicità di io, di prime persone, che mettono a nudo la propria sofferenza. Ognuno con un proprio particolare modo di soffrire, ognuno con la propria storia: ma in quel comune dolore troveranno un modo per raggiungere, insieme, un luogo bramato, laggiù.

Qui l’intervista di Fabio Fazio a Grossman relativamente al libro, che consiglio di vedere: http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a4d0087c-43e0-4efa-863c-bbf9fd0de10c.html 

“La poesia è la lingua del mio dolore.”

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