Il maglione magico – una storiella di Natale

Author: Viola

 Illustrator: Erica Fontana

 

Caro Babbo Natale, quest’anno vorrei un maglione magico, che quando lo metto su, posso fare quello che voglio. Puoi mandare il maglione magico prima di Natale? Lo devo usare proprio il giorno di Natale, ma devo provarlo prima per vedere se funziona. Grazie, Tommy.

Thomas era un bambino intelligente. Sapeva già scrivere e non aveva voluto nessun aiuto per la letterina di quell’anno. Era una faccenda personale, tra lui e Babbo Natale: i grandi non potevano ficcare il naso. Guardò soddisfatto la carta scarabocchiata, gli occhioni azzurri pieni di eccitazione. Thomas sperava tanto di ricevere il suo regalo, e aveva riposto in esso tutte le sue immense speranze di bambino. Fortuna volle che Babbo Natale quell’anno aveva avuto un incremento nel numero di dipendenti: i folletti erano numerosi e molto efficaci, perciò riuscirono ad esaudire il desiderio del bambino.

Il 23 dicembre Thomas si svegliò presto, sperando di trovare la sua sorpresa sotto l’albero. Fuori nevicava: dalla finestra si vedeva il giardino ricoperto da una patina bianca. Mamma riposava, papà era a lavoro. Nessuno vide Thomas avvicinarsi al grande albero luminoso, con le palline colorate a protezione del loro rifugio. Solitamente Thomas si perdeva minuti e minuti interi, abbagliato da quella magia, seduto a terra, a guardare i colori delle luci cambiare ritmicamente. Ma quella mattina solo una cosa attirò l’attenzione del bambino: il grande pacchetto a carta blu, con piccole stelle dorate e un grande fiocco di raso rosso, che dormiva assopito sul suo giaciglio di carta. Non sapeva come contenere l’emozione, e aveva paura di svegliare ogni singolo granello di polvere della casa con la sua felicità. Si guardò attorno, mordendosi il labbro, e appena vide che era tutto libero, si fiondò vicino al suo regalo. Cominciò a ridere, a battere le manine in segno di festa. Poi lo aprì: nessuno può capire quanto fu felice il piccolo Thomas in quel momento. Aprì gli occhi nell’espressione di stupore più sincera che ci sia. Le sue minuscole mani paffute toccarono il maglione, e una sensazione di calore si diffuse per tutto il suo corpo. Lo tirò fuori per guardarlo meglio: era proprio della sua misura, Babbo Natale non sbagliava mai un colpo. Era soffice, soffice persino alla vista, ed era così verde che tutte le foreste dei fiordi erano pallide al suo confronto. Una renna bianca era ricamata al centro, e sembrava quasi sorridergli complice da lì sopra. Non gli rimaneva altro da fare che correre in camera a provarlo. In un battibaleno fu davanti al suo lettino, indeciso su cosa chiedere al maglione per sperimentare la sua incredibile magia. Girandolo un po’ tra le mani, scoprì un’etichetta agganciata con una graffettina (una graffettina morbida e assolutamente con le punte arrotondate): “Caro Thomas, puoi chiedere una cosa al giorno, ogni giorno diversa, e non potrai cambiare il tuo desiderio fino all’alba del giorno nuovo. Durante la giornata, se toglierai il maglione, l’effetto svanirà. Divertiti e fai il bravo, Babbo Natale.” Un messaggio da Babbo Natale! Thomas era veramente felice: abbracciò e stritolò teneramente il suo maglione e lo infilò (con qualche difficoltà, di solito lo aiutava la mamma). Espresse forte il desiderio del giorno: Vorrei avere il potere di far comparire dolcetti e mangiarli senza star male! Il nostro Tommy era molto goloso, e spesso si intrufolava in cucina per aprire l’armadio dei dolci e rubarne qualcuno. Quando veniva scoperto però, ahi ahi, erano guai. Ma non poteva farci nulla: cioccolato, crema pasticciera, caramelle, erano tutte delizie a cui non sapeva rinunciare. Non gli interessava la superforza (che se ne doveva fare?), diventare invisibile (con chi avrebbe giocato poi?), o poter volare (faceva un gran freddo in quei giorni! E poi soffriva di vertigini): quello era il vero potere adatto a lui. In quel modo avrebbe verificato che il potere del maglione funzionasse al meglio, ma la sua giornata sarebbe stata una giornata tranquilla. Si sarebbe abbuffato di cibo, e non sarebbe stato male. Era un sogno molto migliore di altri, se posso dire la mia. E dunque Thomas fece colazione con la torta della nonna (ma la nonna non l’aveva affatto cucinata: l’aveva fatta apparire lui mentre mamma non guardava), poi fece una seconda colazione con una ciambella piena di zucchero e crema. A pranzo, di nascosto, fece apparire una torta al cioccolato, un muffin ai mirtilli con la panna montata, e biscotti alla cannella. Per merenda, rifugiatosi in cameretta, mangiò un gelato alla fragola, puffo e fiordilatte, con cialde ricoperte di cioccolato. Stava quasi per esaurire le idee, ma poi verso le sei di sera ecco che ricordò com’erano buoni quei pasticcini assaggiati dalla zia in Francia, e allora Puff! Apparvero d’un tratto davanti a lui. Per cena, per rimaner leggero, concluse con una cioccolata calda e frittelline dolci. Andò a letto soddisfatto e, cosa più importante, senza mal di pancia. Sorrise e si addormentò.

Era finalmente la vigilia di Natale. Thomas si svegliò dal sonno molto lentamente, tanto che per un po’ non riuscì a distinguere la realtà dal sogno, e tutto insieme si confondeva nel dolce tepore mattutino. La prima cosa che Tommy notò, appena aperti gli occhietti, era il suo maglione magico appoggiato alla sedia davanti a sé. Fece un grande sforzo per vestirsi di nuovo da solo, ma una volta indossato il suo regalo si sentì sollevato. Allora subito gli venne in mente che quello era l’ultimo giorno che aveva a disposizione per vedere se effettivamente funzionasse, senza problemi, quella magia. Si poteva quasi sentire la trepidazione per il giorno seguente, la paura che qualcosa andasse storto. Il suo desiderio era così forte che le sue manine tremavano: sperava con tutto il suo cuore, sperava e quindi aveva paura, come sempre succede, con i grandi sogni. Non aveva ancora deciso cosa chiedere al maglione quel giorno, quando sua mamma entrò nella stanza e gli disse che sarebbe dovuta andare al lavoro: “Arriva Tania tra poco, e ti porta al parco a giocare con la neve, va bene?” A un bambino non si chiede mai veramente se va bene, perché i grandi decidono tutto da soli. Ma la neve piaceva così tanto a Tommy che per un attimo pensò solo a quella: le palline di neve, il pupazzo di neve, la discesina del parco con cui si poteva addirittura usare lo slittino di legno. Allora non fu più difficile scegliere il potere del giorno. Appena la mamma andò al campanello ad aprire alla tata, Thomas si concentrò, strinse i pugni, chiuse gli occhi e borbottò: voglio che la neve non sia fredda. O magari poco. Un po’ fredda sì, ma io non devo avere freddo. Ecco, sì: voglio giocare con la neve fredda senza avere freddo e senza usare i guanti, che sono così scomodi. Insomma, già ho detto che Thomas era un bambino intelligente. Anche questo sembrava un sogno migliore di tanti altri, e infatti Thomas si divertì da matti. Corse tutta la mattina, saltellando e rotolando tra la neve. Aveva le guance ricoperte dei cristalli candidi del ghiaccio, ma rideva di buon gusto e non si preoccupava di nulla. E come era venuto bello, il suo pupazzo di neve! Mai ne aveva fatto uno così carino. Aveva proprio tutto: il nasone, gli occhietti, le lunghe braccia, sciarpa e cappellino. La neve era soffice e si modellava sotto la regia esperta della sua fantasia, e Thomas riusciva a tenerla in mano per tanto tempo senza che gli facesse alcun male. Il pomeriggio fecero una grande merenda tutti insieme, e poi, quando incominciò a calare il buio, tornarono a casa. Thomas andò velocemente in camera dei suoi genitori: c’era, lì, un grande specchio, come non ce n’erano nel resto della casa. Si guardò: vedeva un bambino contento, con il suo maglione con la renna. Cenarono semplicemente, lui e sua mamma, perché il babbo lavorava. Avrebbero festeggiato, tutti insieme, il giorno seguente. Dopo aver mangiato, Tommy sentì tutta la stanchezza della giornata di giochi. Non seppe nemmeno lui come: si addormentò sul divano, e si risvegliò, il giorno speciale di Natale, sotto le sue coperte.

 Era finalmente arrivato Natale. Tommy si svegliò lucidissimo, fremente, e con le sue zampette cominciò a saltellare per la cameretta. Prese i vestiti sopra la sedia e si vestì (ormai era diventato un esperto). Quella volta non esitò nemmeno un istante, ed espresse forte forte il suo desiderio: “Voglio essere amato, voglio essere amato, voglio essere amato“. Il sussurro si sparse lungo il corpo, e si aprì in un sorriso: corse allora fuori dalla stanza per andare incontro ai suoi genitori, alla luce dell’albero decorato e al profumo della colazione. Suo padre lo prese al volo mentre lui stava ancora correndo, e lo fece roteare in aria, e Thomas sentì i brividi nella pancia. Poi arrivò sua mamma, che lo riempì di baci e lo coccolò un po’ sul divano, facendogli a volte anche un po’ di solletico. Sparirono tutte le note tristi che aveva sentito a volte nella sua breve e intensa vita da bambino. Si sentiva a casa, al caldo. E ora c’erano solo lui, mamma e papà, che ridevano felici. Inventarono tante storie insieme: principesse, cavalieri e draghi, che erano le sue storie preferite. Arrivarono i nonni, gli zii e anche Matilde, con cui riuscì a giocare senza bisticciare, quella volta. Poi mangiarono le lasagne della mamma, a cui avevano contribuito un po’ tutti quanti, e aprirono infine i regali che c’erano sotto l’albero. Quando poi se ne andarono tutti via, Thomas e suo papà si misero a leggere un libro nuovo. Quando sentì che i suoi occhi si stavano per chiudere, Thomas si alzò dal divano per andare in bagno a sciacquarsi la faccia. Non voleva che quella giornata finisse: era stato troppo bello, e dentro di sé ringraziò Babbo Natale e il suo maglione magico, desiderando però che quelle ore durassero per sempre. Ma quelle ore passarono: erano le dieci di sera e lui era stanchissimo. Si convinse a malincuore, un po’ imbronciato, a farsi accompagnare a letto. “Ora mettiamo il pigiama e poi se vuoi sto qui finché non ti addormenti” gli disse la mamma. Lui annuì ed alzò le braccia in alto, per farsi spogliare e prepararsi per dormire. Lei lo aiutò, dolcemente, con la cura e la delicatezza di una madre. Appena gli tolse il maglione, lui si girò a guardare che lo riponesse a posto con cura. “Cosa succede Tommy?” gli chiese la mamma, ridendo per la sua espressione sbalordita. Ma Tommy non riusciva a credere ai propri occhi e rimase qualche secondo fermo ad osservare il maglione. Qualche secondo fermo ad osservare il maglione, il maglione verde con le scritte, il maglione verde con le scritte che lo fissava a sua volta, stupito per tutta quella attenzione. “Ma-mmamma, ma dov’è il mio maglione?” “Quale maglione, amore?” “Quello verde… Con la renna.” “Non hai un maglione con la renna, solo questo qui. Perché?” Thomas si aprì magicamente nel sorriso più bello di tutti: e piangendo di gioia, abbracciò prima la mamma, poi corse ad abbracciare il papà. E non ebbe più paura che quella giornata finisse.

 

Author: Viola

Illustrations: Erica Fontana (@_carta_straccia_)

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