Caduta libera

Author: Marco 

 

E poi ci fu l’ultimo grido di metallo, l’anima dell’aereo che andava a brandelli e, infine, la caduta libera. Di botto, Marianne si ritrovò in picchiata e non c’era altro che cielo azzurro tra lei e la terra. Precipitava e precipitando New York si spalancava davanti ai suoi occhi. La bambina riusciva a distinguere gli specchi acquatici di Central Park, i fiumi di persone indaffarate e il profilo lucente dei grattacieli, sempre più vicini, sempre più vicini. Sfrecciava nel vuoto e non sapeva se era tutto un sogno, o se doveva aver paura. Un sogno o la paura.

Poi, all’improvviso, dalla griglia roboante di streets e avenues vide salire verso di sé un ragazzo, qualche anno più grande di lei, che  percorreva in senso opposto al suo la linea immaginaria che collegava il cielo e la terra. Marianne fu lieta di sapere che non era l’unica persona in quel lembo di cielo, a prescindere dal fatto che precipitasse o che ascendesse, anche se la sua intelligenza la faceva dubitare della possibilità di ascendere. Non era certo un concetto a lei familiare.

Il giovanotto indossava una t-shirt albicocca e calzava dei jeans strappati. Teneva in bocca una sigaretta che lasciava alle sue spalle una piacevole scia di fumo bianco. Con una punta di delusione, Marianne si accorse che non l’aveva mai visto prima. È così bello e raro riconoscere qualcuno tra le strade di New York, figurarsi nei suoi cieli, pensò.

«Il mio nome è Tom», si presentò il ragazzo lanciato come un razzo verso le nuvole.

«Piacere, Marianne», rispose con le lacrime agli occhi per la velocità. Qualche migliaio di piedi sotto di lei si ergeva il pennone del Chrysler Building.

«Perché ti sei messa a precipitare?»

«Credo che l’aereo su cui viaggiavo sia andato in mille pezzi. Io e la mamma andavamo in Florida a passare l’estate con la zia Margaret. Ogni anno lei ci prenota un ombrellone e due sdraio per tutto il mese di agosto, ma credo che questa volta dovrà disdire».

«Peccato».

«Per l’ombrellone o per la caduta?»

«Per tutti e due».

«Fa niente, ho sempre odiato passare l’estate dalla zia Margaret. E poi, dopotutto, qui non è per niente male».

Così, in quel breve istante in cui si incrociarono, l’una precipitando, l’altro ascendendo, Tom e Marianne intrattennero una conversazione profonda e sincera. Non si erano mai trovati così in sintonia con qualcuno che vivesse ancorato ai marciapiedi. Per la prima volta, sospesi tra la città e le immense superfici del cielo, i due sentirono di aver trovato il loro posto nel mondo.

«Sono tutti antipatici laggiù, e scommetto che anche sull’aereo la situazione non fosse migliore», riprese il ragazzo con entusiasmo. «Preferisco di gran lunga essermi buttato al contrario e stare qui con te».

E lei: «Magari un giorno potremmo andare a prendere un gelato dopo la scuola, che ne dici?»

E lui: «Penso che sia un’idea fantastica».

E prima che Marianne si schiantasse al suolo e che Tom sparisse al di là delle nuvole, verso le ultime sfumature dell’atmosfera, i due concordarono sul fatto che conversare mentre si cade e si ascende sia uno dei più squisiti piaceri della vita.

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