D’un tratto nel folto del bosco – Amos Oz

Non capisci, Nimi sogna solo per poter raccontare. E poi, i suoi sogni non smettono nemmeno quando si è svegliato, la mattina.

Un paese dove è necessario fingere di sognare, per poter raccontare. Fingere di raccontare una leggenda, per poter dire la verità. Una notte, tanto tempo prima, quando ancora Maya e Mati, i bambini protagonisti del libro, erano appena nati, una notte terribile Nehi, il demone della montagna, si è portato via tutti gli animali. Tutti: non rimase più nemmeno un uccellino a cantare sui rami degli alberi, non rimasero più nemmeno i micini della maestra Emanuela, che era così sola senza. Il demone portò tutti gli animali via, con sé, nella foresta. Ma forse gli animali non erano mai esistiti, dicono alcuni dei grandi, forse è solo tutta una leggenda: e i nuovi bambini crescono senza ascoltare il canto degli uccelli sui rami, sbeffeggiando chiunque dica di aver visto un riccio, un pesce o una tenera pecorella. Non tutti i bambini però sono ingenui: molti si accorgono che c’è qualcosa di strano, nel modo che hanno i loro genitori di raccontare quelle strane storie:

“Che strani erano i meandri della memoria, in quel paese: cose che gli abitanti cercavano in tutti i modi di ricordare, ogni tanto svanivano via e si nascondevano in fondo in fondo, sotto la coperta dell’oblio. Mentre magari proprio quello che avevano deciso valesse la pena dimenticare, proprio quello riaffiorava e sembrava farlo quasi apposta. A volte ricordavano fin nei minimi dettagli cose che forse non erano mai accadute. O si ricordavano cose che un tempo c’erano e poi non c’erano state più, le ricordavano con dolore e nostalgia, ma per la vergogna o la tristezza decidevano a tutti i costi che era solo un sogno. E dicevano ai loro bambini: non è altro che una leggenda.”

Sogni, ricordi e realtà si intessono per dar vita a questa meravigliosa storia. La trama è originale, e i tocchi fiabeschi che riserva la abbelliscono ancora di più. Attraverso le coraggiose imprese di Maya e Mati si svelano i misteri, e si svela il senso (o i sensi) del racconto: perché A un tratto nel folto del bosco parla anche di uguaglianza, di solitudine, di cattiveria. E questi sono temi ben adatti ai bambini, loro che hanno bisogno di impararli, loro che possono comprenderli a volte meglio degli adulti. Come la storia di Nimi, il bambino che un giorno sparisce nella foresta e poi ritorna malato di Nitrillo (una curiosa malattia che lo fa continuamente nitrire come un cavallo): lo stesso Nimi che veniva preso in giro, per questo motivo e per quest’altro, e a cui forse, chissà, il Nitrillo non è così sgradevole.

«Nessuno vuole rimanere senza stormo, o essere separato dal gregge. Ti allontani una volta o due dallo sciame – e vedi che non ti lasciano più tornare»

La cattiveria inspiegabile degli esseri umani, che ti prendono in giro e poi ti lasciano solo, senza cercare di capirti o senza farti più avvicinare. Un’intolleranza oscura, meschina, e anche senza senso, come ben presto capiscono Maya e Mati:

«Al punto che» aveva detto Maya dopo aver ragionato un poco su quel pensiero, «al punto che in fondo si potrebbe dire che tutti noi, senza alcuna eccezione, siamo tutti sulla stessa barca: non solo tutti i bambini, non solo tutto il villaggio, non solo tutte le persone, ma tutti gli esseri viventi. Tutti noi. No?» «Quindi chi ci prende in giro o tormenta altri passeggieri» continuò Mati «è proprio scemo, perché sta sulla stessa barca con gli altri anche lui. Perché di barca ce n’è una sola.»

Il finale è dolce, istruttivo e a suo modo potente: e sarà forse grazie ai bambini che tutta la situazione potrà risolversi e tornare come prima.
Amos Oz scrive questo racconto come una fiaba, una fiaba per adulti e per bambini, con un linguaggio musicale e suggestivo, con improvvisi colpi di scena e dettagli simpatici che non possono non far sorridere (come l’orso Shighi, che si nasconde tra i cespugli vicino al fiume per schizzare l’acqua a chiunque passi). Come una buona fiaba, non nasconde elementi di inquietudine di paura, un nemico in agguato e il buio che si fa sempre più fitto. Una fiaba che ci ricorda il valore e la bellezza che hanno in sé gli animali e il valore della solidarietà: il bisogno di capire che in fondo siamo sulla stessa barca, che procurare sofferenza agli altri può solo far del male a tutti. Un invito alla curiosità, alla verità, a non lasciarci ingannare da chi vuole nasconderci qualcosa: un invito ad andare a fondo nella scoperta dei misteri, un invito a stupirsi di fronte a sensazioni che ormai, nel mondo di oggi, consideriamo banali.

Author: Viola

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