La signora delle camelie, Alexandre Dumas (1824-1895)

 

Figlio dell’omonimo autore de I tre moschettieri, esordisce proprio con questo romanzo dal sapore autobiografico, La signora delle camelie.

È la storia dell’amore per una cortigiana, amore impossibile che ci viene raccontato dal nostro autore fittizio dopo che egli riesce a rintracciare il diretto interessato, Armand. È un libricino sottile ma toccante, da cui traspira tutta la sincerità del sentimento narrato. Forse per il narratore in prima persona, che ricostruisce per noi la vicenda passo passo, forse per l’effetto dei frequenti scambi di battute, fatto sta che la vita di queste donne dai facili costumi, di cui in realtà si sa troppo poco, ci colpisce come uno schiaffo. Marguerite, la giovane protagonista, descrive senza freni la situazione delle cortigiane: ragazze con un passato burrascoso che sfruttano la fresca bellezza della gioventù, il loro stesso corpo, per sopravvivere.

Noi, a volte, siamo costrette a procurarci una soddisfazione dell’anima a spese del corpo, e soffriamo molto quando, poi, quella soddisfazione ci sfugge.

E allora, quale può essere la gioia per una cortigiana? Forse, come dice Marguerite,

trovare un uomo abbastanza superiore da non chiedermi conto della mia vita, ed essere l’amante dei miei sentimenti molto più che del mio corpo

Anche Armand, l’innamorato, esprime un tipo umano che possiamo sentire particolarmente vicino a noi: è l’innamorato che soffre, chiudendosi in sé stesso, senza capire fino in fondo i motivi del distacco.

Egli insegue senza tregua questa donna inafferrabile, che passa dalle serata di gala nei migliori salotti parigini alle segrete stanze di uomini ricchi e potenti. Armand soffre, vuole smetterla, si allontana, poi ci ricasca. È un uomo sensibile ma soggetto alla forza della passione, travolto dal sentimento che prova.

Forse per un ragazzo di oggi è difficile leggere un romanzo del genere. Eppure rimango convinto che leggendolo troverebbe molte più risposte alle sue domande adolescenziali, molte più similitudini col buon Armand e le sue sofferenze di quel che si potrebbe pensare. È un po’ il sollievo del “mal comune mezzo gaudio”, leggere nero su bianco sensazioni che ognuno di noi ha sperimentato, ma descritte da uomini di altri tempi e altre culture. Non dirò altro sulla trama, perché corre tutta sul filo dell’animo umano. Gli altri personaggi, le loro vicende, la stessa Parigi fanno solo da sfondo a una semplice e difficilissima storia d’amore.

“Perché proprio una cortigiana?” direte voi. Dumas figlio ci spiega con grande chiarezza di voler raccontare di “cose immorali” perché bisogna, ogni tanto, rivelare i patimenti di quegli esseri che condanniamo senza averli ascoltati, che disprezziamo senza averli giudicati Ecco la grandezza della letteratura: raccontare un piccolo episodio nel mare degli eventi per mostrare la fragilità umana, la bellezza dell’ascolto, e anche la crudeltà dell’uomo di fronte alle disgrazie altrui.

Author: Matteo Bini

Lascia un commento