Alice nel paese delle meraviglie –

La storia di Alice nel Paese delle meraviglie la conosciamo tutti. Abbiamo visto film, cartoni animati, fumetti, gadget, di tutto e di più legato a questo libro. Il libro di Carroll è un grandissimo classico della letteratura inglese (e mondiale), e i motivi potremmo cominciare ad elencarli ora e finire domattina. Perciò ho deciso di scrivere solamente le cose che personalmente mi hanno colpita di più.

Per tutta la prima parte del libro Alice subisce continue trasformazioni, e gli incontri e le esperienze che fa continuano a farla riflettere su una cosa: la sua identità. Alice non sa più dire chi è, tra tutto quel trambusto. Che poi è il trambusto che deriva dal crescere, dal diventare grandi, e ciò che succede ad Alice è solo di vivere l’esperienza in un tempo e in uno spazio condensati, surreali e stravaganti.

Non sono mai sicura di quello che, da un momento all’altro, posso diventare.

Una paura che ci fa ridere se pensiamo ai modi buffi in cui si trasforma Alice (come quando diventa talmente alta da non riuscire quasi a vedersi i piedi), ma se ci fermiamo un attimo a riflettere non è forse la più grande paura che si possa avere? Non avere il controllo di noi stessi, non sapersi più riconoscere, cambiare senza sapere il perché, e non poter prevedere la direzione che stiamo per prendere. Prima di riuscire a concentrarsi sul paese delle meraviglie, Alice deve concentrarsi su sé stessa: più che il mondo esterno in cui è capitata per caso, la spaventano la repentinità e l’assurdità dei propri cambiamenti. “Tu chi sei?” È una domanda che fa paura. Ma la risposta di Alice è il vero problema “So chi ero quando mi sono alzata stamattina, ma credo di essere cambiata diverse volte da allora“. Un po’ come dire: il mondo fuori può cambiare, ma se io sono sempre io, avrò una certezza a cui aggrapparmi. Ma cosa succede quando a cambiare sono proprio io? Carroll ci offre una visione ironica e al tempo stesso bellissima della crescita e anche se non siamo più bambini è un tema profondo che in realtà ci riguarda sempre. Una cosa bellissima è che, pur nelle incertezze, la piccola Alice sa essere coraggiosa. Anzi, anche di più. Carroll ha creato un personaggio capace di essere rivoluzionario. Alice è la bambina simbolo che ogni età dovrebbe prendere come modello. Alice va contro le tendenze, va contro la morale, fa domande, non dà risposte, e come ogni persona che è un po’ fuori dal suo tempo, si sente spaesata e confusa. Ma non si adegua.

“Sul momento non posso dirti quale ne sia la morale, ma tra un istante me ne rammenterò.” “Forse non ce n’è nessuna” si azzardò a osservare Alice.

Alice è quindi un personaggio veramente strabiliante e originale. Ma più che la piccola Alice nel nostro immaginario è rimasto il mondo delle meraviglie, con le sue bizzarrie, i suoi nonsense e le sue contraddizioni. Pagine intere che scorrono senza un apparente significato, giochi di parole fini a se stessi, episodi sconnessi gli uni agli altri: ma dov’è Alice? Come mai Carroll ci racconta queste cose? Come in ogni libro che si rispetti, possiamo scavare e trovare chiavi di lettura ovunque. Ma parte della storia è proprio questo: non ha senso. Deve farti storcere il naso, deve farti sorridere, ma non deve avere un senso. Forse perché siamo circondati da chi ci impone un senso per ogni cosa, un mondo rigido che non tollera chi evade un po’. Carroll, docente universitario di matematica, sapeva bene quanto la logica fosse parte stessa della cultura: quanto è facile rimanere impigliati in una logica che ci viene imposta fin da bambini, senza riuscire più a vedere cosa c’è al di fuori? Ecco che al di fuori noi troviamo il paese delle meraviglie, il mondo irrazionale e illogico che la società non riesce a pensare ma che forse, sotto sotto, non possiamo escludere che esista.

“Di nuovo a pensare?” Chiese la duchessa con un altro affondo del suo piccolo mento aguzzo. “Di pensare ne ho diritto” disse Alice bruscamente, perché cominciava a seccarsi.

 

Author: Viola

Lascia un commento