La misura di tutto: la delicatezza e l’ironia delle trasformazioni

Chiuso un libro, riguardo la costa e conto quante orecchie ai lati delle pagine ci sono. Se sono tante, significa che la lettura è stata intensa e che ho voluto disseminare nel percorso tanti piccoli segnali per potermici ritrovare nelle giornate nostalgiche.

Ho incominciato “La misura di tutto” aspettandomi una storia diversa da quella che ho trovato, e la sorpresa è stata piacevole e piena di calore.

Nina si ritrova ad affrontare una profonda rottura: sembra una rottura sentimentale, ma in realtà riguarda tutta la sua vita. Incomincia a mettere tutto in discussione: il suo lavoro, i suoi percorsi e il suo modo di guardare il mondo. È in questa fase della vita che siamo pronti a cogliere le occasioni folli e a inseguirle per rivoluzionare noi stessi: così capita a Nina, che si ritrova a condividere un viaggio con vecchio scultore malato, Geraldo, e un guidatore di Bla Bla Car dal clacson facile e dall’allegra parlantina, Cesare. Inaspettatamente il passaggio in auto da Milano a Roma diventa un viaggio on the road a tappe, e città dopo città Nina, Gerri e Cesare instaureranno uno strano ma speciale legame.

Da quel viaggio non pretendevamo tanto una meta utile a darci ragione dopo chilometri e chilometri di tentativi, quanto posti sconosciuti in cui sentirci nuovi, stranieri, vivi.

Poteva sembrare un libro sulla riscoperta di se stessi, sul rialzarsi dopo una caduta. Ma “La misura di tutto”, pur rimanendo su questi binari, riesce a mostrare molto di più. L’arte è una seconda protagonista: Geraldo, ammalato di una debilitante malattia, sta tornando a Lampedusa per il suo ultimo lavoro, il restauro di un’importante Atena danneggiata da un fulmine durante una processione.  Si porta con sé il ricordo di un amore intenso durato tutto una vita, la stessa vita spesa a contatto con l’arte, la materia da plasmare e la passione della scultura. L’arte arriva presentata dallo sguardo di Gerri, che se ne è riempito l’anima: ma anche dallo sguardo affascinato e allievo di Nina, e da quello tormentato e nascosto di Cesare. L’arte si mostra nella bella e contraddittoria Italia che i tre personaggi visitano durante il loro viaggio: molti i momenti di contemplazione, di elogio e di poesia che Nina ci fa vivere percorrendo chiostri, rovine, porti.

Nella vita non conta tanto un piano perfetto quanto l’essere pronti a improvvisare. Se proprio hai bisogno di definire dei confini, concentrati su una lista di quello che proprio non vuoi e abbraccia tutto il resto.

 “La misura di tutto” è anche una storia d’amore, come lo è ogni storia che voglia parlare di ciò che ci risiede dentro. Geraldo è un padre improvviso che arriva e teneramente accoglie la spaventata, ma energica e meravigliosa, Nina; Cesare è un legame irrazionale e un po’ folle con ciò che non credevamo potesse davvero far parte della nostra vita, ma che troviamo dopo esserci aperti a tutte le possibilità.

“La misura di tutto” è in forma diaristica: è leggero, non pretenzioso, graficamente originale per gli inserti dell’autrice che movimenta il testo con scritte calligrafiche, sottolineature, frasi cancellate e finti articoli di giornale incollati sulle pagine. Il tono è spesso ispirazionale, contribuiscono anche le molte citazioni ai lati, ma l’ironia aiuta a stemperare, così come i numerosi dialoghi.

“La misura di tutto” trasmette tanta forza, ma anche tenerezza, che in fondo è la potenza più bella, perché ti fa sentire abbracciato e compreso.

“Avrai modo di tornare alla sorgente del tuo dolore. C’è un tempo per tutto.” 

Qui il sito dell’autrice: https://zeldawasawriter.com 

 

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